La certificazione delle competenze è uno dei documenti di fine anno che genera più dubbi nelle segreterie, e non per pigrizia: nel giro di pochi anni sono cambiati il modello di riferimento, il sistema in cui si compila e il modo in cui arriva alle famiglie. Il risultato è che due scuole vicine spesso la gestiscono in due modi diversi, ed entrambe sono convinte di farlo correttamente.
Questa guida mette in fila le cose che contano davvero: qual è il modello in vigore, chi ne ha diritto e soprattutto dove nasce il documento, che è la domanda da cui dipende tutto il resto.
Non è la pagella, ed è una distinzione sostanziale
La certificazione delle competenze non certifica le discipline. Non contiene voti di italiano o di matematica: descrive il livello raggiunto nelle otto competenze chiave europee della Raccomandazione del Consiglio dell'Unione Europea del 22 maggio 2018 — dalla competenza alfabetica funzionale a quella in materia di consapevolezza ed espressione culturali.
È un documento che guarda al profilo dello studente in uscita, non al suo rendimento disciplinare. Per questo si rilascia due sole volte nell'intero percorso: al termine della quinta primaria e al termine del primo ciclo di istruzione. In nessun'altra classe, mai alla scuola dell'infanzia e mai nel secondo ciclo, dove la certificazione è un altro documento con un'altra disciplina.
Il riferimento è il DM 14/2024, non più il DM 742/2017
È l'equivoco più diffuso, e capita di vederlo ancora in modulistica in circolazione. Il Decreto Ministeriale 30 gennaio 2024, n. 14 ha sostituito i modelli nazionali allegati al DM 742/2017. È in vigore dall'anno scolastico 2023/24 e riguarda esplicitamente le scuole statali e paritarie.
Il decreto porta due allegati, che non sono intercambiabili:
- Allegato A — modello per il termine della scuola primaria;
- Allegato B — modello per il termine del primo ciclo di istruzione.
Chi stesse ancora usando i modelli del 2017 non sta commettendo un illecito clamoroso, ma sta consegnando alle famiglie e alla scuola del grado successivo un documento che non è quello nazionale vigente. Vale la pena una verifica sulla modulistica in uso. I testi ufficiali si consultano su Normattiva e sul sito del Ministero dell'Istruzione e del Merito.
I quattro livelli
Ogni competenza viene valutata su quattro livelli, identici nei due modelli. Non sono voti travestiti e non si convertono in decimi: descrivono l'autonomia con cui l'alunno mette in campo ciò che sa.
- A — Avanzato: svolge compiti e risolve problemi complessi, mostrando padronanza nell'uso delle conoscenze e delle abilità; propone e sostiene le proprie opinioni e assume decisioni consapevoli.
- B — Intermedio: svolge compiti e risolve problemi in situazioni nuove, compie scelte consapevoli, mostrando di saper utilizzare le conoscenze e le abilità acquisite.
- C — Base: svolge compiti semplici anche in situazioni nuove, mostrando di possedere conoscenze e abilità fondamentali e di saper applicare basilari regole e procedure apprese.
- D — Iniziale: se opportunamente guidato, svolge compiti semplici in situazioni note.
Nota editoriale: questo contenuto è pensato per supportare scuole e segreterie italiane nella gestione dei documenti di valutazione. Le indicazioni hanno scopo informativo e vanno adattate al contesto organizzativo e alle procedure interne dell'istituto, che resta titolare delle proprie scelte.
Dove nasce il documento: la domanda che decide tutto
Qui sta il punto che più spesso viene gestito a intuito, e la risposta cambia con l'ordine di scuola.
Al termine della quinta primaria: la scuola sceglie
Il modello della primaria non contiene sezioni redatte da soggetti esterni, e la certificazione è consegnata alla famiglia e, in copia, all'istituzione scolastica del grado successivo. Non c'è nessun passaggio obbligato attraverso sistemi ministeriali: l'istituto può produrre il documento con i propri strumenti, farlo firmare dal Dirigente e consegnarlo, oppure compilarlo direttamente nei sistemi informativi del Ministero.
Entrambe le strade sono legittime. Quella che non lo è, è percorrerle tutte e due.
Al termine del primo ciclo: soltanto i sistemi ministeriali
Per la terza secondaria di primo grado la scelta non c'è, e non per un limite dei software gestionali. I motivi sono due, entrambi previsti dalla norma.
Il primo: il modello di fine primo ciclo è integrato da una sezione predisposta e redatta a cura di INVALSI, che riporta i livelli conseguiti nelle prove nazionali di italiano, matematica e inglese. Quella sezione non la compila la scuola. Di conseguenza non può compilarla nemmeno un registro elettronico: un documento privo di quella parte non è il modello nazionale, e uno con quei campi digitati a mano sarebbe peggio, perché conterrebbe un dato non attestato.
Il secondo: la certificazione deve essere messa a disposizione all'interno dell'E-Portfolio orientativo previsto dal DM 328/2022, che si alimenta dai sistemi informativi ministeriali. Anche volendo ignorare il primo ostacolo, il documento dovrebbe comunque transitare da lì.
Arrivare allo scrutinio con i livelli già decisi
Il tempo non si perde nel compilare il portale, si perde nel decidere i livelli davanti al portale. Un tabellone di classe che mette alunni in riga e competenze in colonna permette al consiglio di ragionare sull'insieme, e alla segreteria di trascrivere in una passata sola.
Chi ne ha diritto
La certificazione si rilascia agli alunni ammessi. Chi non è ammesso non ha concluso il percorso, quindi non se ne certifica il profilo in uscita.
Per il primo ciclo c'è una precisazione che vale la pena fissare, perché è all'origine di parecchi documenti emessi troppo presto: la certificazione segue il superamento dell'esame di Stato, non la sola ammissione all'esame. A giugno il consiglio può ragionare sui livelli e prepararli, ma il rilascio viene dopo.
Un istituto, un solo luogo di produzione
È la regola organizzativa che conviene fissare prima dello scrutinio, non durante: dove la norma lascia una scelta, quella scelta si fa una volta sola e vale per tutta la scuola. Non per classe, non per team docenti, non per anno.
Il rischio di non deciderlo è concreto: due versioni firmate dello stesso atto, una nel fascicolo dell'alunno e una consegnata alla famiglia, magari con livelli leggermente diversi perché compilate in momenti diversi. Non è una copia di scorta, è un problema documentale che emerge quando qualcuno le confronta — tipicamente la scuola del grado successivo.
Checklist operativa
- Verificare che la modulistica in uso sia quella del DM 14/2024 e non quella del 2017.
- Decidere prima dello scrutinio dove si produce il documento della quinta primaria, e comunicarlo ai team.
- Ricordare che per la terza media la scelta non esiste: si compila nei sistemi ministeriali.
- Chiudere gli scrutini finali: finché non c'è la delibera non si sa chi ha diritto alla certificazione.
- Escludere dalla certificazione gli alunni non ammessi.
- Per il primo ciclo, attendere l'esito dell'esame di Stato prima del rilascio.
- Far decidere i livelli al team sull'intera classe, non alunno per alunno in ordine sparso.
- Compilare tutte le voci del modello: un documento con righe vuote non è incompleto, è sbagliato.
- Far firmare il documento della primaria dal Dirigente prima della consegna.
- Conservare la certificazione insieme agli altri documenti di valutazione dell'anno.
- Consegnare copia della certificazione della primaria alla scuola del grado successivo.
Errori comuni
- Usare ancora i modelli del DM 742/2017. Sono stati sostituiti: la verifica costa cinque minuti.
- Produrre il documento di terza media con il gestionale. Manca la sezione INVALSI, e il documento non confluisce nell'E-Portfolio.
- Averne due versioni. Succede quando la scelta su dove produrlo non è stata fatta a livello di istituto.
- Rilasciarlo prima della delibera. Senza scrutinio chiuso non si sa chi è ammesso.
- Rilasciare in terza media subito dopo l'ammissione. Serve il superamento dell'esame.
- Consegnare profili incompleti. Qualche competenza lasciata in bianco perché "poi la sistemiamo".
- Trattarla come un duplicato della pagella. Sono due documenti con funzioni diverse, e vanno compilati con criteri diversi.
Domande frequenti
La certificazione delle competenze si rilascia anche alla scuola dell'infanzia?
No. Nell'infanzia non è prevista valutazione periodica o finale degli apprendimenti: il percorso di ciascun bambino è documentato attraverso l'osservazione, non certificato.
Si rilascia in tutte le classi della primaria?
No, soltanto al termine della quinta, cioè alla conclusione del percorso. Nelle altre classi non esiste.
I livelli si possono convertire in voti?
No, e non è una formalità. I quattro livelli descrivono l'autonomia con cui l'alunno utilizza conoscenze e abilità in situazione: non sono una scala di rendimento e non hanno una corrispondenza con i decimi della pagella.
Un alunno non ammesso riceve la certificazione?
No. Non avendo concluso il ciclo, non se ne certifica il profilo in uscita.
Chi firma la certificazione della primaria?
Il Dirigente Scolastico. I livelli però sono una deliberazione del team docenti in sede di scrutinio, non una scelta di chi materialmente compila il documento.
La certificazione va protocollata?
Come gli altri documenti di valutazione non entra nel registro di protocollo, che riguarda i documenti in entrata, in uscita e interni di rilevanza amministrativa. Va però conservata: sono due obblighi distinti che vengono spesso confusi.
Se la compiliamo nei sistemi ministeriali, il registro elettronico non serve a niente?
Serve per la parte che il portale non copre: decidere. I sistemi ministeriali offrono una maschera per alunno, mentre il team i livelli li ragiona guardando la classe intera. Un tabellone e un export ordinato riducono la trascrizione a un'operazione meccanica.
Cosa monitorare nei prossimi mesi
Due fronti restano in movimento. Il primo è l'evoluzione dell'E-Portfolio orientativo e della piattaforma Unica, che negli ultimi anni ha assorbito progressivamente documentazione prima gestita altrove: è ragionevole attendersi ulteriori integrazioni. Il secondo riguarda i flussi verso i sistemi informativi: per le scuole che li alimentano tramite software gestionale, le specifiche di interoperabilità sono l'aspetto che conviene tenere d'occhio prima di ogni fine anno.
In entrambi i casi la regola pratica non cambia: decidere in anticipo dove nasce il documento, e non lasciare che sia la fretta di giugno a deciderlo.
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